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PREMESSA: Il racconto era stato pensato per il progetto “Campioni in corsia 2020” della Abio di Brescia. I Bengals avrebbero dovuto parteciparvi oggi, portando una storia da leggere ai ragazzi… La nostra presenza è solo rimandata, ma nel frattempo condividiamo con tutti voi questa storia… Ci auguriamo che piaccia ai più piccoli… e se i vostri figli o nipoti vorranno mandarci un disegno sui Bengals  o sui protagonisti di questa storia, saremo felici di pubblicare i disegni sui nostri socials e sul web.  Buona lettura!

 

QUESTA E’ LA STORIA DI WILLY E DELLA PARTITA IN CUI VINSE LE SUE PAURE.

Il pallone Willy arrivò allo stadio dei Bengals Brescia in una fredda mattina di gennaio. Aveva viaggiato per molte settimane per arrivare a Brescia – dove lo stavano aspettando i ragazzi per giocare le partite del nuovo campionato. Il lungo viaggio dall’America all’Italia era andato bene: la scatola di Amazon era comoda e robusta.

Il postino consegnò il pacco a Sergio, il magazziniere dei Bengals. Con molta cura Sergio tirò fuori dalla scatola il pallone e lo guardò con ammirazione: “Come è bello! Con questo nuovo pallone i Bengals vinceranno molte partite!” pensò; poi portò il nuovo pallone nel magazzino. Appena la porta del magazzino venne chiusa, Willy fu tempestato dalle domande:

“Ciao, e tu chi sei?” “Ciao, come ti chiami?”  “Ciao bello! Da dove vieni?” “Sei un pallone da gara o da allenamento?” “Capisci il pallonese?” “Perché sei rosso scuro?”

Queste domande le facevano i Kipsta – piccoli palloni molto curiosi e sempre pronti a farsi gli affari degli altri; siccome nel magazzino c’erano tanti Kipsta, il nostro amico Willy era sommerso dalle domande… Willy si presentò a voce alta: “Mi chiamo Willy e vengo dall’America. Ho fatto un lungo viaggio per arrivare qui e non vedo l’ora di giocare con i Bengals”.

“Benvenuto Willy!” urlarono quei rumorosi ficcanaso. “Ma perché sei rosso scuro e non sei bello colorato come noi?” In effetti i Kipsta erano di tutti i colori: giallo, verde, blu, rosso, arancione…  Willy contò fino a dieci palloni e ognuno aveva un colore diverso dall’altro. “Io sono rosso scuro perché sono fatto di cuoio e quindi sono un pallone ufficiale da gara” disse Willy.

“Urrà! Che bello! Un altro pallone da gara!” gioirono i Kipsta. “Benvenuto! Benvenuto tra noi!”

Ma all’improvviso da un angolo si sentì una voce: “Non è vero! Io non ti credo! Tu non sei un pallone da gara!” Chi aveva parlato?

Era stato Wilson: il pallone ufficiale da gara che i Bengals usavano da molto tempo. Anche Wilson, come Willy, era fatto di cuoio ma il suo colore era marrone chiaro a causa dei colpi, della pioggia e dei tagli ricevuti nelle partite. Wilson mostrava sempre con orgoglio tutti i graffi e spesso spiegava al povero pallone di turno dove e come se li era fatti.

“Io sono Wilson e sono io l’unico pallone ufficiale da gara dei Bengals!”  esclamò Wilson.  “Tu devi essere arrivato nel posto sbagliato… qui non abbiamo bisogno di un altro pallone”. Disse Wilson.

 

Willy si impaurì a sentire queste parole e all’improvviso si sentì mancare il fiato… PSSSSSSSS !!!! L’aria stava uscendo dal pallone e Willy stava sgonfiando! La paura, infatti, aveva fatto spostare la valvola della camera d’aria e l’aria stava lentamente uscendo… Ecco, questo era il problema del nostro amico: quando aveva paura, l’aria fuoriusciva e il pallone si sgonfiava.

Il giorno dopo il magazziniere Sergio prese tra le mani Willy e, accorgendosi che era sgonfio, diede al pallone una pompata con l’aria compressa. Willy riprese la forma di un bel pallone da football.

Nei giorni successivi, gli atleti Bengals iniziarono gli allenamenti. Willy e Wilson – i palloni da gara – venivano lasciati a bordo campo, da dove seguivano gli allenamenti che i giocatori facevano solo con i Kipsta. Wilson commentava ogni azione mentre Willy seguiva con molta attenzione.

A marzo iniziò dunque il campionato 2020, nel quale i Bengals usavano entrambi i palloni per le partite. Ciascuno aveva uno scopo preciso: Willy veniva usato nel calcio d’inizio e nelle azioni speciali di gioco. Wilson invece veniva usato durante tutta la partita e quindi stava in campo molto tempo. Ovviamente, era con Wilson che i Bengals facevano i punti.

Willy era felice di giocare con i Bengals ma l’emozione gli faceva sempre un brutto scherzo: durante la partita la camera d’aria si spostava di lato e faceva uscire l’aria… eppure lui cercava di controllarsi e trattenere l’aria…ma non ci riusciva e i risultati erano scarsi: alla fine di ogni partita Willy non era altro che un pallone sgonfio.

Dopo un paio di partite, il magazziniere Sergio si accorse che qualcosa non andava con quel pallone sempre sgonfio e perciò lo rimise dentro la scatola. Willy capì cosa significava tornare nella scatola: non avrebbe più giocato con i Bengals!

Chiuso dentro la scatola, Willy iniziò a piangere… lui era un bel pallone ufficiale da gara, perché si emozionava? Perché si sgonfiava? Cosa poteva fare? Cosa ne sarebbe stato di lui? Lo avrebbero rimandato in America? E poi…. perché lo avevano messo nella stanza del Presidente Sergio?

“Non piangere, pallone! Piangere non ti aiuterà a risolvere i problemi!” – disse una voce proveniente dalla parte opposta della stanza. Chi aveva parlato? I kipsta non potevano essere stati – loro parlavano sempre tutti insieme, uh! Quanta confusione facevano! E Wilson stava seguendo gli allenamenti… dunque: chi aveva parlato?

“Chi ha parlato?” disse Willy con un filo di voce.

“Il mio nome è Spalding! E molto tempo prima che arrivaste tu e Wilson, IO sono stato il primo pallone ufficiale di questa squadra. Pensa che con me i Bengals hanno vinto tutto: 5 Campionati Nazionale e tanti altri titoli. Li vedi questi trofei? Beh, li ho vinti con i Bengals”. Willy osservò con attenzione la grossa bacheca di vetro e si accorse che trai trofei, targhe e fotografie c’era anche un vecchio pallone di football. Un pallone tutto sgualcito, pieno di tagli, di colore arancio chiaro. Era Spalding. Il pallone più anziano, quello che aveva visto le gioie e i dolori dei Bengals… ma più le gioie che i dolori, diciamo!

“Vedi, giovane pallone, prima o poi verrà il giorno in cui giocherai una partita intera. Io non so dirti quando, ma tu dovrai farti trovare pronto” – disse Spalding.

“Ma io mi emoziono durante la partita perché ho paura di …. E allora… insomma” – mormorò Willy.

“Non voglio sentire scuse! Sei un pallone da football e comportati come un vero testone di cuoio! Devi credere in te stesso e pensare positivo! E devi anche ascoltare i consigli di quelli che hanno più esperienza te! Ascoltami: tu pensa positivo, controlla le emozioni e vedrai che un giorno vincerai!”.

Willy si sentì rassicurato da quelle parole… Quanto era diverso Spalding da Wilson! Forse Willy aveva trovato un nuovo amico. Iniziò a seguire i consigli di Spalding.

Passarono le settimane e le partite: i Bengals giocavano solo con l’affidabile Wilson, mentre Willy veniva usato solo per qualche breve allenamento.

E infine a giugno arrivò l’ultima partita di Campionato: i Bengals giocavano in casa, dove servivano due palloni secondo il regolamento, e quindi l’allenatore Umberto portò in campo Wilson e Willy.

La partita era molto bella: entrambe le squadre volevano vincere e per questo facevano molti punti. I Bengals stavano giocando contro avversari molto grossi che davano forti colpi con le mani e con i piedi. Ovviamente, tutte le botte le prendeva l’unico pallone ufficiale da gara: Wilson. Dalla panchina Willy seguiva con attenzione la partita e tifava per i Bengals.

Mancava solo un minuto al termine della partita in parità, quando all’improvviso si sentì un botto. PUM!!! Che era successo? Wilson era scoppiato: un avversario era caduto a terra schiacciando il pallone. Wilson fu portato fuori dal campo con un buco così grosso da non poter essere più aggiustato. Finalmente era arrivato il momento di Willy!

Il capitano dei Bengals, Stefano, prese Willy tra le mani, lo fece rimbalzare e decise che il pallone andava bene. L’arbitro fischiò la ripresa del gioco. Alla prima azione di gioco Willy si sentì afferrato dalle mani dei giocatori dei Bengals e tutto a un tratto si sentì leggero leggero…Forse si stava sgonfiando di nuovo? Proprio ora? Willy aprì gli occhi e vide il mondo girare intorno a lui: il cielo, il campo, lo stadio, i giocatori…. Tutto girava…. cielo, stadio, giocatori, campo, cielo, stadio… Che succedeva? E’presto detto: il regista dei Bengals, Giacomo, aveva visto un compagno di squadra libero dagli avversari e gli aveva lanciato il pallone… Willy stava dunque volando! Ecco perché si sentiva leggero mentre il mondo gli girava intorno… Il lungo volo finì nelle mani di un giocatore bresciano nella meta avversaria e gli arbitri fischiarono il punto buono. La gioia esplose dalle tribune: i Bengals avevano vinto la partita all’ultimo secondo di gioco! Willy era stato bravissimo: si era concentrato, aveva vinto la paura e non si era sgonfiato…volando perfettamente dalle mani di Giacomo alle mani di Matteo… o era Riccardo? o Michele? Chissà….

Grandi furono i festeggiamenti dei giocatori, degli allenatori e dei tifosi. Una cosa era certa: Willy aveva ascoltato i consigli dell’amico Spalding e aveva risolto il suo problema; adesso era un vero pallone da football. Il malconcio Wilson venne messo in bacheca accanto a Spalding. E con Willy sul campo, i Bengals continuarono a vincere tante partite. E tutti furono contenti.

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